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venerdì 17 novembre 2017

3° Corri Molentargius

Domenica scorsa, dopo 4 settimane di lavori specifici per la velocità, ho corso la 3° edizione della Corri Molentargius.

La mia idea è quella di riuscire a fare meglio di Terralba, dove sono passato ai 10Km poco sopra i 42' e soprattutto avevo chiuso a 4'15" di media.
Nella mia testa l'idea è di chiudere a 4'10" per avere così qualche possibilità, a Dicembre, di ambire a un under 90' nella mezza.
il coach Giuseppe mi catechizza più che sul passo sulle soglie cardiache, stare sotto i 184 per il primo terzo, poi sotto i 187 e negli ultimi due andare anche a 190.

Partenza alle 8 da Carbonia con il mio compagno di squadra e a volte di allenamento Giuseppe, un uomo chiamato cazzimma. C'è poco da fare, anche quando ne ha poco si spreme come un limone.

Arrivati dopo un'ora a Cagliari, completiamo le pratiche per ritirare pettorale e pacco gara, ci cambiamo. Sembra fresca la giornata, appena indosso la temrica perciò capisco subito che mi farebbe sudare come una sauna. Quindi svolazzini e canottiera.
Riscaldamento per 25' corricchiando nella parte iniziale del percorso che scopro essere in terra battuta. Magari poi diventa asfalto, penso, invece sarà tutta terra battuta, fango e ghiaia. Non è una campestre, ma è un fondo sul quale non sono abituato a correre.

Ore 10 via. 
Lo starter aveva chiesto a chi dovesse fare l'amatoriale o correre la competitiva lentamente di lasciare i posti davanti a chi avrebbe corso più forte, ma niente. Purtroppo a causa di un ritardo ai bagni mi trovo nelle condizioni di partire dal fondo.

Al via sguinzaglio Giuseppe, che è piccolo ma cattivo come un diavolo della Tasmania e via di spallate e gomitate. Chiedendo permesso.
Quel disgraziato di Marcello quando lo supero mi tira una spinta. I vaffanculo che gli ho tirato dovrebbero garantirgli una degenza in ospedale fino a Natale.

Il primo chilometro non riesco a gestirlo bene, nonostante il passo lento sopra i 4'25" ho il cardio che sbarella. Comunque lo chiudiamo a 4'13". Poi Giuseppe come suo solito parte con l'ignoranza e via a tirare. Lo conosco, lo tengo a un tiro di schioppo ma cerco di non scoppiare, quindi sono 4'08" e 4'07". A questo punto il cardio mi si assesta, e dopo un attimo di panico iniziale capisco che ne ho. Supero Michele, compagno di tante gare, mi dice di non stare bene, stretta di mano e via. Chilometro chiuso a 3'59". Forse la sensazione di benessere può farmi saltare.

Da adesso passo io davanti a Giuseppe a fare il passo. Intanto il gruppo inizia a sfoltirsi. Per i successivi tre chilometri prendo come riferimento un ragazzo che mi sembra abbastanza regolare e infatti sono 4'12", 4'12" e 4'07". Ora il mio pacer dà segni di cedimento. Decido di superarlo proprio quando si entra nel rettilineo di rientro. 4'04". 

Ora mi assesto, il fatto di non avere molta esperienza su ghiaia e terra battuta si fa sentire. Dopo un chilometro dove continuo a recuperare persone chiuso a 4'12", la stanchezza inizia a farsi sentire. Al 10° Michele si riaffianca con una corsa bella facile. Io invece inizio a cedere e chiudo il chilometro a 4'16". Decido di provare a riaccelerare, il chilometro lo chiuderò a 4'12", ma Michele e almeno altri due che avevo superato poco prima mi ripassano. Ultimo chilometro, aspetto gli ultimi 500 m per lanciarmi.

Parto, raggiungerò velocità di punta intorno ai 3'40", ma troppo presto, a 100 m dall'arrivo non ne ho più mi manca il fiato. Chiuso. 50'01" per poco più di 12 Km. Il Garmin dirà 4'09" di media. Passaggio ai 10 Km in 41'23".

Sono sfatto, di fianco all'arrivo c'è lo stand dell'Arborea con le bevande per il ristoro, mi si avvicina una delle belle promoter per chiedermi cosa voglia. Dalla bocca mi esce un rantolo di cui lei intuisce il significato "Aspetta che sto per vomitare". Mi sorride, prendo due brick di succo di frutta e la saluto. Due chiacchiere con Michele, che nonostante sul traguardo mi abbia battuto, ha impiegato 7 secondi più di me sul real time (magra consolazione). Giuseppe oggi invece non ne aveva e chiude con un dignitosissimo 4'15" di passo.

Bellissima gara, ben organizzata e location fenomenale in mezzo a fenicotteri, cavalli e laguna. Niente di meglio per staccare la testa dalla settimana lavorativa.

Ora testa alla Cagliari Respira, sperando che questo raffreddore stagionale che mi sta massacrando, e soprattuto che la nevralgia al trigemino mi lascino in pace per le prossime 2 settimane.

Buona Corsa!

domenica 22 ottobre 2017

Mezza Maratona d'Ogliastra

Dopo un anno di assenza decido di tornare sulle strade d'Ogliastra.
La reputo una delle gare più belle. Non è una gara per fare tempo, troppe salite, periodo sempre troppo caldo, ma il panorama che si gode dalle salite del 15° e del 19° Km e la capacità di accoglienza della gente d'Ogliastra meritano tutta la fatica che sto per fare.

Partenza alle 5:30 del mattino, purtroppo quest'anno mio figlio ha la febbre e non ci si può recare in Ogliastra dal giorno prima. Passo a prendere mio padre, voglio compagnia, rischio di finire in cunetta. Per questo gli offro la 10 Km non competitiva. Nonostante sciatica e l'età prossima ai 70, si farà valere e dove possibile la farà di corsa. Mi svelerà anche che al 19°, sulla salita più dura, vedendo il fotografo, si è messo a correre nonostante la pendenza.

Arriviamo in Ogliastra alle 8, dopo 2h25' di guida tranquilla in strade deserte. Il Lido di Orrì è uno spettacolo. Dopo nemmeno 30 minuti salgo sul bus che ci porta alla partenza. Lì iniziamo a riscaldarci. Il secondo bus arriva un po' tardi, per cui partenza ritardata di 10 minuti. Dopo le 9:40, pronti via.

Parto a fionda, anche se Giuseppe mi ha dato una direttiva precisa:
5 Km 4'30" + 10 Km a 4'45" + 5 Km a 4'30".

Mi faccio traviare da due signorine niente male che come due folli si fiondano subito a 4'05". Dopo un km il mio compagno di squadra, nonché detentore del primato sul percorso, Massimo Nocco, è già irraggiungibile. E come ogni sua partecipazione, anche questa si conclude con una sua gara in solitaria, e butterà giù 1 minuto sul primato del percorso. Io e lui a parte indossare la stessa maglia, facciamo due sport diversi.

Partenza
Ma torniamo a me. Dal secondo chilometro mi metto in caccia delle due fanciulle. La prima, che ha una tenuta di gara che non lascia immaginare nulla del suo fisico atletico, la riprendo al terzo chilometro (poi scoprirà di averle dato 10 minuti al traguardo). La seconda è la stessa ragazza che ad Arbatax ho ripreso sull'ultima salita e so che sulle salite tende a saltare. Per cui mi do il 15° Km come target per riprenderla.

Intanto due atleti dell'amatori Nuoro si affiancano, vado dietro loro. Al 4° Km, Marco, si stacca, gli dico di tenere che poi tra mille metri rallenterò. Non tiene, ma so che ci rivedremo.
Al 5° Km la media è 4'18". Bene ora rallentare. Intanto al 6° arriva Michele della CMC. Si chiacchiera e restiamo costanti sui 4'30". 
Primo vero strappo e lì notiamo che la fanciulla che avevo ipotizzato di raggiungere al 15° è già saltata. In salita prendo un piccolo abbrivio su Michele, ma niente di che. Continuiamo regolarmente a fare elastico, va avanti un po' lui, un po' io. Come finiscono le salite, giù in discesa a raggiungere la fanciulla.

Purtroppo come nel 2015 sento fastidio al fegato, ma ho fatto esperienza e invece che cercare di tenere, mollo poco poco il passo, e siamo subito sul retro di Barisardo. All'11° lascio andare Michele, io sono ancora in apnea per il fastidio al fegato, ma in compenso corro con la fanciulla che all'arrivo sarà seconda assoluta, ora è prima, ma Maria Grazia la riprenderà sulle ultime salite. Raggiungiamo i partenti della 10 Km amatoriale, e incrocio pure mio padre che mi saluta.

Verso il 13° Marco torna sotto, facciamo passo assieme, ma al 15° salita con tre tornanti stretti. Io sono a mio agio, lui invece molla. Chiudo al frazione da 10 Km a 4'40" di passo.
Da qui è tutta gara di testa. Sono stanco, ma al 15° devo accelerare come da programma. Continuo a superare tanti non agonisti, li saluto li incito e continuo.

Ultima salita
Alla fine del 19° lo strappo peggiore, una lunghissima ascesa fino a 60 m sul mare in meno di 300 m. In cima vedo una bella ragazza, faccio lo scemo, mi volto e le dico che la salita è solo una discesa al contrario (me lo dice sempre Massimo Nocco quando mi tira il collo in salita), bevo all'ultimo rifornimento, prendo le spugne e via. Però il passo è lento, l'ultima slaita ha fatto scendere il passo a 4'48". Devo spingere. Purtroppo strani movimenti dalla frisciura (interiora in sardo) non mi fa capire se ho necessità di fare pipì o peggio. Non riesco a spingere, aspetto solo la fine. Alla fine il passo dell'ultima frazione sarà 4'38".



Finalmente supero l'ultima curva e vedo il gonfiabile a 200 metri. Sprint finale, vedo il crono che scorre. STOP. 1h36'23". Persona Best sul tracciato.

In cerca di birra
Contentissimo aspetto mio padre che arriverà 30 minuti dopo. Assieme ci rifocilliamo al ristoro, facciamo il pasta party e beviamo pure un po' di birra artigianale. Alle 13 saliamo in auto e si torna a casa. Poco prima di lasciare l'Ogliastra superiamo un club di motocross e ci prendiamo un caffè al bar in strada. 15:30 sono a casa.

Giornata bellissima da segnare sul calendario. Nonostante non stia facendo lavori di qualità correre mi sta venendo stranamente facile.

Giudizio sulla gara: peccato l'Ogliastra sia un po' problematica da raggiungere, ma per me questa resta la gara più bella in assoluto in Sardegna. Quest'anno poi, Claudio e i ragazzi dell'organizzazione hanno fatto i salti mortali per regalarci una gara degna di essere ricordata. E nonostante i soli 3 mesi di preparazione ci sono riusciti alla grandissima.

Personalmente, come faccio dal 2014, cercherò sempre di convincere altre persone a partecipare alle scalate sulle colline di Cea.

E ora testa alla 12 Km di Molentargius, prima di chiudere l'anno come sempre con la Cagliari Respira.

Buona Corsa.

mercoledì 11 ottobre 2017

Marceddì Terralba

Domenica 8, a un mese dalla gara di Arbatax, rimetto un pettorale.

Non lo avevo previsto, ma il coach, che non vedo da oltre 4 anni mi convince. Sarà un modo per rivederci e non solo insultarlo via email per gli allenamento noiosi che mi ha imposto.
Per convincermi ha usato frasi del tipo: "corriamo assieme, non sono in forma, vedrai che l'allievo supererà il maestro".

So benissimo che non è vero, ma voglio crederci e poi sarà un modo per vedere come rendo in una gara tirata.

Quindi domenica sveglia alle 6, colazione a cazzo di cane, e via in auto.
Tutta la settimana non ho badato all'alimentazione, men che meno sabato dove comunque non ho lesinato né sul cibo né sul bere.
Quindi dopo 30 minuti di auto... DATEMI UN CESPUGLIO. L'intestino si sveglia e niente, bisogna assecondarlo.

Risalgo in auto, seguo il navigatore che decide di farmi fare un giro a capocchia nei pressi di San Gavino e Sardara, e alla fine arrivo più che in orario a Terralba, dove devo ritirare il pettorale.
Alle porte di Terralba, davanti allo stadio... di nuovo in bagno.

Finalmente arrivo al punto di ritrovo di atleti e giuria, e vedo subito Giuseppe. Non mi riconosce coi capelli rasati a zero. Un abbraccio, mi presenta un altro compagno di avventura e suo compagno di allenamento, Domenico.

Ultimi preparativi, ritiro pettorale, mi cambio e poi via in navetta fino allo stagno di Marceddì.

Riscaldamento
Sul bus Giuseppe chiacchiera del più e del meno, dai vari allenamenti che mi ha fatto fare durante l'anno, di come la gara abbia cambiato percorso nelle varie edizioni e tanto altro.

Arrivati a Marceddì, facciamo ancora 4 passi verso la partenza e poi alle 9:20 iniziamo il riscaldamento. Nel frattempo si è aggiunto un altro compagno di avventura.

Si cazzeggia, si parla di scarpe, di figli, di sveglie alle 5 del mattino per correre; ci si svuota vescica e intestino per l'ultima volta e poi siamo pronti alla partenza.

Ponte
Giuseppe sostiene che tutti e 4, dato che lui non è in forma, possiamo correre assieme e correrla tra i 4'10" e i 4'25".
Pronti via, si parte e subito siamo nell'imbuto del ponte sullo stagno; rischiamo di prendere un muretto, poi dopo 200 metri si esce e ci mettiamo a regime.

Da ex ciclista, Giuseppe suggerisce di fare fila indiana e alternarci ogni minuto.
Il primo chilometro lo chiudiamo a 4'18" anche a causa del traffico, poi il secondo Giuseppe ci mette alla frusta e sono subito 4'03".
Usciti dal ponte
Ho paura di saltare, ma il cuore sembra tenere. 
Dopo 4 chilometri Domenico ci lascia, forse stiamo esagerando. Io sono costantemente sopra i 180 bpm. Giuseppe mi dà il tetto dei 185/186 bpm da rispettare.
Al 6° siamo rimasti io e Giuseppe, e al settimo decido di lasciarlo andare, perché ho paura di saltare. Adesso il passo complessivo è 4'10".
Avevamo appena superato colei che all'arrivo sarà prima delle donne.
Ai 7500 mi lascio superare e io la prendo come riferimento. Non sono stanco ma la paura di saltare è alta. Ho un solo obiettivo, chiuderla sotto i 60', ammesso che la gara sia davvero di 14 Km. Infatti non so per quale motivo ho in testa che la distanza sia di 14500 metri.
Dodicesimo chilometro
Oramai sono costante a 4'18". Anche se al 12° inizia ad arrivare la fatica e lo chiudo a 4'23". Mi sembra di poter prendere il mio punto di riferimento che è sempre davanti a me di 50 metri, ma quando penso di andarla a riprendere, lei invece incrementa il passo, e io avendo paura di saltare non rispondo, aspetto il 13°.
Quando vedo il cartello del 13° sono a un bivio: sparare tutto sperando sia solo un chilometro o accontentarmi. Purtroppo non ho coraggio e decido di non rischiare.
Finalmente dentro Terralba riconosco il retro della piazza in cui ho lasciato l'auto. Capisco che la gara sta finendo, allora decido di accelerare. In 200 metri passo da 4'20" a 3'30". Chiudo il 14° Km in 4'08". Altri 30 metri, e sono sotto il gonfiabile. Guardo il crono: 59'33", 4'15" di passo. 
Arrivo

Missione compiuta, abbraccio Giuseppe che mi aspetta all'arrivo e sono più che soddisfatto.
Ristoro con succhi di frutta, acqua e caffè e poi via di corsa a casa che mi aspetta mia suocera per festeggiare i miei 42 anni.
Anche a pranzo terrò ritmi altissimi, quasi da record del mondo.

La testa adesso è proiettata a domenica prossima per la mezza maratona d'Ogliastra, dove spero di poter migliorare il mio personale sul percorso (non sulla distanza) visto che ci sarà da arrampicarsi sulle salite di Cea e onestamente mi sento abbastanza bene, come non mi succedeva da almeno 1 anno e mezzo.

Buona Corsa!




giovedì 21 settembre 2017

Arbatax Park

Dopo mesi di inattività, o meglio, di lontananza dalle gare, decido di vedere come ci si sente a rimettere un pettorale.
L'occasione capita quando Tore Orrù mi invia a metà estate l'invito per la corsa dell'Arbatax Park resort. 

È alla terza edizione, e so da amici che l'hanno già corsa in passato, che è sì breve, ma è durissima, soprattutto nel finale, così come mostra l'altimetria.

Altimetria
In origine avrei voluto correrla a circa 4'15" fino alla salita finale, ma poi la dura realtà mi farà capire che il percorso non è adatto a me. Non sono abituato a discese così pendenti e soprattutto la notte prima ha diluviato e le stradine del resort sono scivolose, per cui molta calma e non esagerare.

Domenica mattina arrivo al resort quasi alla chiusura dell'orario per il ritiro dei pettorali, per cui mollo la famiglia al parcheggio a cercare un posto per l'auto e mi lancio di corsa dentro il resort. Porca miseria già un'ora prima del via inizio a correre a canna in salita. Mi sa che oggi ci si divertirà.

Alla fine ritiro il pettorale, tra cavalli e asini in giro per il resort, e poi mi vado a cambiare. Canotta, pettorale, cardio e GPS. Tutto pronto.

Salitone finale
Durante il riscaldamento vedo come siano fatti atleti di caratura mondiale come Meucci (in tv sembra magrissimo e dal vivo fa impressione quanto è muscolato) e la Straneo, sempre minutissima, con una faccia quasi pelle e ossa ma anche lei con un tono muscolare impressionante. Tra gli altri big vedo i gemelli DeMatteis, i campioni di corsa in montagna.

Alle 9:30 sparo e tutti giù in picchiata per i viottoli del resort. Dopo 500 m aggancio Patrizia, mia concittadina, e le propongo di farla assieme.
Non mi faccio prendere dalla fretta, controllo costantemente il cardio, e vedo che nonostante il passo non sia niente di eccezionale, diciamo 4'20", a causa della temperatura, mi ritrovo da subito a 170 bpm.

Voglio morire
Comunque i primi due chilometri passano nonostante mi sembri di correre sulle uova, perché la paura di cadere è tanta.

Si esce dal resort e finalmente sono più sciolto perché si torna su asfalto.
Alla fine del 4° km un rampa impegnativa mi consente di riagganciare qualcuno, rifornimento d'acqua e si riparte. Da qui, non so per quale motivo, dato che non stavo spingendo perdo Patrizia.

Mi assesto su un cauto 4'25", e non so per quale motivo, è più che sufficiente per iniziare a riagganciare tanti concorrenti.
All'inizio del settimo chilometro siamo vicini al porto di Arbatax, e non potevano mancare gli automobilisti incazzati. Scherzosamente gli urlo contro di stare calmi e di passare una buona domenica. I ragazzi volontari che gestiscono il traffico si fanno una risata.

Alla fine del porto iniziano le salite. Mi impongo di non camminare, anche nelle salite oltre il 10% devo continuare a correre.
Ci riesco e continuo a recuperare concorrenti.

Il nono chilometro è un suicidio, culmina con una rampa da oltre il 18% di pendenza. Proprio in cima vedo Tore, colui che mi ha invitato alla corsa. Lo ringrazion vivamente, credo di avere nominato tutto il calendario dei santi.
All'arrivo

Dopo la salita c'è una piccola picchiata, dove però non riesco a lasciar andare le gambe perché sono ancora irrigidite dalla salita.

Riprendo ancora due concorrenti, e poco prima dell'arrivo, una ragazza che avevo preso in salita mi si riaffianca. La esorto ad accelelrare, le sto di fianco ancora 30 metri, poi la lascio andare, perché a 50 metri dall'arrivo prendo per mano mio figlio. Tagliamo il traguardo assieme e anche lo speaker è contento della scena.

Fermo il crono in ritardo, ma comunque siamo intorno ai 43'45" per 9400 metri di gara tostissima.
Felice di avere tagliato il traguardo senza camminare, regalo la medaglia ricordo a mio figlio e poi via a mangiare come un porco.

Per i tre giorni successivi ho avuto dolori a glutei e schiena. Ma ne è valsa la pena. Adesso occhi puntati di nuvo in Ogliastra per la mezza di metà ottobre e poi chissà.

Buona Corsa!

martedì 2 maggio 2017

Chia Half Marathon 2017

Nell'ultimo post rimandavo all'appuntamento sulle strade in salita di Tuarredda, con ottimismo e speranza di divertirmi.

E invece a 10 giorni dalla gara becco un'influenza da paura, che a oggi non è ancora passata del tutto e che durante la settimana di gara mi faceva dormire mediamente 3 ore a notte.

Impensabile correre alle 5 del mattino; impensabile correre con continui attacchi di tosse, catarro e muco.

Alla fine nella settimana della gara riesco a correre solo una volta decentemente il martedì; il venerdì riprovo, anche se sotto la pioggia, a fare i 90' previsti, ma dopo poco più di 60' cedo. Non mi reggo in piedi.

I due giorni successivi sono pure peggio; perciò decido di non partecipare. Non avevo velleità di tempo, ma solo voglia di passare una giornata chiacchierando con qualche compagno di corsa. 

Invece non sarei stato in grado nemmeno di fare quello.

Domenica mattina comunque sono uscito per fare una corsetta di 10 Km per i fatti miei: scopro che ho fatto benissimo a non andare, sensazioni pessime e solo voglia di tornare a casa.

Intanto chiudo il primo quadrimestre del 2017 con più di 1000 Km. Almeno i volumi sono in continuo aumento; speriamo bene per il prosieguo della stagione.

Non metto nel mirino nessuna gara; penso solo a correre e a prenderla con filosofia. Arriveranno tempi migliori. Inutile incazzarsi per un'attività che mi serve solo per scaricare i nervi ed essere una persona più tollerabile in famiglia.

Buone Corse.

lunedì 3 aprile 2017

Granfondo del Sulcis 2017

Devo ammetterlo, è una corsa che ho sempre evitato per paura di soffrire.
Ne ho sentito dire peste e corna.
Sapevo delle rampe durissime, sapevo della discesa straccia ginocchia e sapevo anche del fondo sterrato molto pericoloso.

Dopo 8 anni che corro, ho deciso di farla, anche solo come allenamento, ma voglio vedere esattamente cosa sia questo mostro mitologico che ha il nome di Granfondo del Sulcis.

Appuntamento alle 6:30 con gli amici, e se il buongiorno si vede dal mattino, il diluvio universale che sta venendo giù, la dice lunga sul fatto che sarà una gara con scarpe zuppe e culo bagnato.


Arriviamo a Santadi, punto d'arrivo della gara, da dove veniamo traghettati alla partenza in pullman. La temperatura è davvero bassa. Indecisione su come vestirci; alla fine opterò per svolazzini, canotta termica, canottiera e manicotti.


A Santa Lucia, ritiro pettorali, vestizione, consegna bagagli e alle 9:30 via.


Dovrei farla con il cardio tra i 150 e i 165. Giuseppe mi ha avvertito, se mi faccio trascinare dalla gara rischio di non arrivare al 19° Km dove si scollina, o comunque di arrivarci sfatto.


 Il primo chilometro lo passo a guardare il cardio, cerco di non sforare i 160 bpm, ma a furia di guardare il crono, sento che non mi sto divertendo e soprattutto non sono sciolto.
Il chilometro si chiude a 5'15", poi decido di non dare troppo peso al cardio e prendo come riferimento Alessandra e Massimiliano, che so che andranno a un passo che per il mio allenamento andrà benissimo. Nei primi tre chilometri restiamo intorno ai 5'15", e dal secondo chilometro siamo assieme.

Alessandra l'anno scorso ha avuto una pessima esperienza, cerco di farle compagnia e per i primi 8 Km sono chiacchiere e cazzate a profusione. Purtroppo verso il decimo Massimiliano si stacca, scoprirò all'arrivo che ha accusato un problema di sciatica. 



Dal 7° Km si è aggiunta anche Michela, una ragazza di Sleargius, con la quale chiacchieriamo, e scopro che il fidanzato prepara l'IronMan, parliamo di una conoscente in comune, e nel frattempo i chilometri passano.

Al 13° Km il primo vero muro, restiamo compatti, ma vedo che le ragazze accusano. Cerco di non lasciarle. 
Dal 14° inizio ad essere solo, le ragazze sono a 20 metri, penso che a breve si attaccheranno. Non è così. Al 15° prendo il the caldo e scopro di essere del tutto solo. A quel punto scatta qualche cosa. Da qualche chilometro vedo il padre di un collega e lo prendo come riferimento.
Al 16° lo supero in scioltezza. Io sono molto fresco, non correndo per il tempo la testa è serena e le gambe viaggiano. Da qui allo scollinamento del 19° Km ne riprendo tantissimi che sono sulle gambe.

Verso il 18° mi fanno delle foto e ho la freschezza di fare l'idiota davanti all'obiettivo.
19° Km: scollino in 1h44'17", che significa un passo di 5'29" a Km.
Bevo ancora il the, e poi via giù in picchiata. 

La domenica prima ho fatto lo stesso chilometraggio con molta discesa, e ricordo che i polpacci alla fine sono saltati. Non me ne frega. Giù in picchiata a tutta. Cerco di portarmi dietro chi supero, ma devo sembrare un folle per come non mi curo della scivolosità del tracciato.

Uno dopo l'altro ne supero circa 8.
A due chilometri dal traguardo si torna su asfalto e ho paura di soffrire, perché sento di avere rimbalzato troppo e il fegato mi dà qualche avvisaglia. Scendo da 4' a chilometro a un più razionale 4'15".

Ultimi cento metri, lo speaker annuncia il mio nome. Fermo il crono in 2h9'21", passo di 5'09".
Gli ultimi sei chilometri di discesa li ho fatti in 25'07", che vuol dire 4'11" di passo.

Mi sono divertito parecchio. Le ragazze arriveranno 7 minuti dopo di me. Alessandra ha buttato giù 12' sul personale della corsa. Sono convinto che se la pendenza non l'avesse spaventata sarebbe potuta arrivare con me almeno fino al 19° Km.

È stata una bella giornata di sport, ma soprattutto a pranzo è stata una mangiata epica di polpette fritte e salvia fritta, tutto innaffiato da prosecco e birra.
Tra un anno proverò a farla come gara e vedere di andare sotto le 2 ore.

Per le foto si ringrazia il gentilissimo Tore Orru.

Adesso Road to Chia.

Buone Corse.

venerdì 17 marzo 2017

Garmin Forerunner 235

Dopo tanto indugiare, e dopo avere perso l'offerta del black friday di Novembre su Amazon, mi sono deciso a comprare il nuovo Forerunner 235.
L'ho visto a tanti amici e ho visto che anche Garmin, purtroppo, ha virato un po' troppo al social. Però a parte questo, devo dire che lo strumento mi ha intrigato da subito.

Al contrario del mio vecchio 310XT lo si può indossare tranquillamente come orologio tutti i giorni, è esteticamente carino e ha molte funzioni per il fitness in generale.
Sono presenti un contapassi, grazie al cardio integrato nella cassa, hai sempre sotto controllo il battito cardiaco, monitora l'attività nel sonno, e in più ha il duo GPS/GLONASS che consente di avere un tracciato degli allenamenti più preciso.

Comparando i materiali, si nota subito come il cinturino del 235 sia notevolmente più morbido, forse anche perché per avere un corretto funzionamento del cardio ottico, si deve avere una buona aderenza al polso nella zona dell'articolazione tra ulna radio e mano. Questa morbidezza lascia intuire, a toroto o a ragione, che il cinturino risulti più delicato di quello del 310 che dopo 3 anni di uso non ha il benchè minimo segno di cedimento.

Sul 235 le personalizzazioni dei display sono di gran lunga inferiori rispetto a quelle del 310. Infatti sul vecchio dispositivo, si potevano avere 4 schermate, ognuna con 4 campi dati. Ora invece il massimo dei campi dati è sempre 4 ma le schermate configurabili sono 2. Poi però sul 235 ci sono schermate fisse come orario e zona/frequenza cardiaca, che consentono di risparmiare alcuni campi dati.

Su questo dispositivo la retroilluminazione, salvo non la si disabiliti, è di default attiva, e a ogni pressione di un tasto o a ogni allarme, il display si illumina per 8 secondi

Prima di dismettere il mio vecchio 310XT con fascia, ho deciso di fare una seduta indossando entrambi, per valutare sia l'accuratezza del sistema di posizionamento sia per valutare il cardio integrato.

L'allenamento, che era programmato sul 310, consisteva in:
  • 500 m camminando
  • 10' con cardio 125-130
  • 12 Km con cardio 150-155
  • 5' con cardio 125-130
  • 500 m camminando


Nella primissima frazione il 310, sbarella come al solito sul tracciato, e quando su questo scattano i 500 m, sul 235 ne sono segnati a malapena 430. In più la fascia cardio del 310, forse perché il clima è freddo secco e io non ho inumidito la fascia, ha un'escursione anomala a 133 bpm che rientra quasi subito.

Come inizio inizio la prima fase di corsa, la fascia ha di nuovo uno sbarellamento incredibile, faccio i 5 minuti centrali della frazione da 10' sopra i 140 bpm. Mentre il cardio ottico sembra rispondere bene. Gli ultimi minuti di questa frazione sono fatti con i cardio allineati.

Come inizio la parte 'veloce' dell'allenamento, la fascia cardio sale progressivamente come sempre molto rapidamente, mentre il cardio ottico sembra non rilevare lo sforzo. Come se l'algoritmo di lettura basasse il valore corrente sui valori letti in precedenza.
Grafico del 310
Se infatti con la fascia raggiungo subito i 153 bpm, con l'ottico impiego quasi 2 Km a superare i 151.
Dopo questi due Km i due cardi sembrano andare d'amore e d'accordo. Anche se in realtà la fascia, molto più sensibile rileva immediatamente i fuori range sia verso l'alto sia verso il basso.
Guardando i grafici poi è palese come quello del 235 sia più piatto, come se mediasse tra i valori.
Intanto il 235 segna i lap al chilometro, e noto che per il 235 il lap dura circa 1020/1030 metri del 310. Alla fine dei 12 Km, sul 235 mancheranno 250 metri.
Grafico del 235
La cosa clamorosa, credo dovuta alla sudorazione, è la parte finale dell'allenamento, dove forse il sensore si sporca di sudore e sale ben oltre i 173 bpm. L'unico modo per farlo scendere è stato il mettermi a camminare negli ultimi 500 metri.

Alla fine il prodotto è buono, senza dubbio più moderno del 310 e anche con un design ben diverso dal vecchio frigorifero.
Unica vera pecca, già nota, è la scarsa affidabilità del cardio.

Buone Corse.

giovedì 9 marzo 2017

Primo trimestre

Da quell'ultima gara a cagliari andata di 'Cacca', sono passati 3 mesi pieni.
Giuseppe ha deciso di cambiare il modo di allenarmi. Siamo passati dal fare molta qualità, cosa che mi aveva consentito di entrare alla svelta in forma per la mezza di Cagliari, a tabelle con un basso rate cardiaco ma con grandi volumi.
A ridosso di capodanno sono arrivato a correre 101 Km in una settimana, prima volta nella mia breve vita di runner.
Correndo a bassi regimi i tempi di recupero sono notevolmente più rapidi, e quindi è possibile supportare volumi maggiori.

E se vicino alla mezza maratona, quando correvo 75 Km a settimana, poi il lunedì era indispensabile per recuperare, ora invece 75 Km li faccio senza troppi problemi.
È vero che correre sotto i 140 bpm è molto complicato senza sforare la soglia.
Tante le sedute corse intorno ai 6' a Km se non più lenti.

Fino a metà gennaio comunque la forma non l'ho persa, e tranquillamente riesco a correre 1 ora a 4'20" senza soffrire minimamente.
Poi purtroppo arriva l'influenza che per 10 giorni mi tiene lontano dalla strada e il ritorno è traumatico. 
Se prima a 140 bpm andavo facile a 5'25", ora non vado sotto i 5'40". Si ritorna a macinare chilometri poco alla volta, con bassissima frequenza cardiaca e poco alla volta i volumi tornano a salire.

Ora le tabelle prevedono di nuovo chilometraggi settimanali ben oltre i 70, ma la frequenza cardiaca non deve superare i 155/159 bpm.
Poi alla fine di questa tabella, come allenamento e non come gara, arriverà la Granfondo del Sulcis, una gara di 25 Km con buona parte del percorso su sterrato e con tantissima salita impegnativa.
Spero di continuare a divertirmi e di non perdere la voglia di allenarmi, perché quella di gareggiare un po' mi sta venendo meno.

Buone Corse.